Internet, la rivoluzione targata Napoli

Si chiama “Internet of things” il futuro del web. Miliardi di oggetti in rete che cambieranno per sempre le nostre vite. Strade, semafori, sveglie, medicine, comunicheranno con i nostri smartphone. Ma la privacy è a rischio. Ecco perché il governo inglese ha affidato alla Mevaluate del partenopeo Marotti il compito di valutare la reputazione dei prodotti del futuro.

ilmattino

Il Mattino, 7 febbraio 2016, pag. 18

di Francesco Lo Dico

Pochi di noi se ne sono già accorti. Eppure siamo alla vigilia di una rivoluzione. I bagliori della seconda era del web sfavillano già negli schermi lustri dei nostri smartwatch, nelle mini stampanti che controlliamo a distanza, nelle webcam che consultiamo dall’ufficio per accertarci che a casa la piccola dorma sogni paciosi. Piccoli sprazzi di un nuovo mondo che si chiama Internet delle cose. E che è destinato a travolgerci. Il world wide web che Sir Timothy John Berners-Lee blindò nell’oceano elettronico del bit è ormai tracimato. La rete, sempre più vorace, si è inepircata fino ai nostri grattacieli, corre sulle nostre strade, e presto ci aiuterà a gestire le nostre vite secondo parametri innovativi. Accadrà ad esempio che viaggeremo su smart road in grado di dialogare con le nostre auto e di tenerci alla larga da ingorghi e incidenti. E che semafori interconnessi decideranno come ottimizzare i flussi di traffico. E che prima di giungere a destinazione, i sensori posti sulle strisce segnaleranno alla nostra utilitaria che ci hanno conservato un posto libero proprio lì, dove il satellitare lo ha rintracciato.

Pura fantascienza? Non proprio. Perché è quanto succede già a Los Angeles e Indianapolis da qualche tempo, grazie al progetto Streetline. Grandi sorprese sono in serbo per noi anche di ritorno dall’ufficio. A casa, più premuroso di una moglie anni 60, troveremo ad accoglierci il nostro termostato, che ha già avviato da un pezzo i riscaldamenti. E la pentola dell’acqua, bollente e festosa, che non vede l’ora di accogliere gli spaghetti dalle nostre mani. Neppure il genio incommensurabile di Kubrick avrebbe potuto scolpire in cellulosa l’intelligenza artificiale di cui saremo attorniati entro pochi anni.

«Parliamo di 50 miliardi di oggetti connessi a internet entro il 2020, appartenenti a una popolazione mondiale che conterà su 7 miliardi e mezzo di abitanti», spiega Eduardo Marotti, avvocato napoletano e Ceo di Mevaluate, rivoluzionaria holding che nella nuova Internet of things, come la chiamano Oltreoceano, rivestirà un ruolo di assoluto rilievo.Entro quattro anni, nelle case di gran parte degli italiani ci saranno sveglie che suonano prima in caso di traffico, scarpe da ginnastica che trasmettono tempi, velocità e distanza in tempo reale a persone dall’altra parte del globo, vasetti delle medicine che avvisano i familiari se si dimentica di prendere il farmaco. Piccoli esempi di destinazioni d’uso che si approssimano all’infinito. Come internet, internet delle cose non ha alcun limite fisico. Il clic del nostro mouse, come il battito di una farfalla, può cambiare il corso della storia dall’altra parte del mondo. Ma in un flusso dati oceanico, che conterà su migliaia di miliardi di informazioni veicolate dalla rete ogni giorno, potrebbero aprirsi faglie d’inquietudine. Scenari orwelliani potrebbero vedere puntati sulle nostre vite milioni di occhi, di informazioni, di target pubblicitari che potrebbero fare della privacy un pezzo di antiquariato postmoderno. Nessuna rivoluzione è d’altra parte un pranzo di gala. E gli inglesi, che hanno scommesso forte sulla nuova Internet delle cose, lo sanno bene.

Tanto che proprio alla Mevaluate, holding fondata da manager italiani a Dublino nel 2013, sbarcata a Londra nell’ambito del Consorzio Petras (9 Università del Regno Unito e imprese internazionali del calibro di AT&T, Cisco, Toshiba, Telefonica, BT), il governo di Sua Maestà ha affidato un grant da 32,8 Milioni di Sterline (43,5 Milioni di Euro) per sviluppare la ricerca su Internet of Things. Per il made in Italy un riconoscimento prestigioso. Il ceo Marotti e il suo team avranno il compito di misurare con i criteri scientifici da loro messi a punto affidabilità e reputazione dei produttori impegnati su scala globale nella realizzazione di oggetti smart, interconnessi alla rete. Di che cosa si tratta pià esattamente? «Mevaluate, nell’ambito del Consorzio Petras attribuirà un rating reputazionale ai produttori di Internet delle Cose – chiarisce il Ceo Marotti – misurando il rispetto delle norme sulla privacy e sulla gestione dei dati nei confronti di centinaia di milioni di utenti nel mondo e determinerà così il grado di fiducia che gli stessi utenti possono riporre nei produttori». «Un incarico che ci riempie di orgoglio – commenta il Ceo di Mevaluate Edoardo Marotti – e che dà lustro a Napoli nel mondo».

È nient’affatto iperbolico, sostenere che nel mondo di Internet delle cose, la lingua ufficiale è il partenopeo. Innanzitutto perché la Mevaluate fondata dal Ceo napoletano Marotti, opererà per il Consorzio Petras con un comitato etico mondiale in cui con il ruolo di Advisor for International Law spicca il professor Giuseppe Tesauro, napoletano, presidente emerito della Corte Costituzionale, già presidente dell’Antitrust. Ed è di Napoli anche il Secretary General Wec Mevaluate, la filosofa Mariarosaria Taddeo, ricercatrice dell’Oxford Internet Institute e consulente Nato per la cyber warfare. Impossibile poi dimenticare un altro italiano illustre come Luciano Floridi, docente di etica a Oxford, nonché inventore dell’Infosfera, che collaborerà al progetto di Mevaluate. Il futuro è adesso. E Napoli, insieme alle sue eccellenze, è pronto a raccogliere la sfida.

Il-Mattino-Mevaluate-07-02-2016

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