La reputazione che crea valore Il progetto del rating Mevaluate

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Avvenire, 28 settembre 2016, pag.18

di Andrea Di Turi

Un nuovo strumento per andare oltre il certificato di legalità

Il presidente Marotti: «Proponiamo una rivoluzione culturale»

Fino a fine ottobre sarà attivo un bando riservato ad avvocati, commercialisti, esperti contabili, consulenti del lavoro, notai, revisori legali, per la selezione e qualificazione di “consulenti reputazionali”. Si tratta delle figure che, una volta abilitate da Rina Services (certificatore indipendente), applicheranno e gestiranno il rating reputazionale Mevaluate. Un modello che si prefigge di misurare, e valorizzare, la reputazione di aziende, enti (non profit compreso), professionisti e persone fisiche in generale.

Arrivando a costituire una sorta di “banca della reputazione”, come dice Eduardo Marotti, presidente di Mevaluate Italia: «Andiamo oltre il rating di legalità, che pure è uno strumento utile – spiega –, misurando la reputazione a 360 gradi, esclusivamente su base documentale».

Il primo obiettivo del rating Mevaluate è strettamente collegato alla legge 231/2001, che ha introdotto la responsabilità delle imprese per illeciti di manager, amministratori, dipendenti: per le imprese aderenti a Mevaluate, si persegue infatti l’esimente da responsabilità penali, in virtù del fatto che il sistema consente di selezionare fornitori, clienti e collaboratori in base al rating reputazionale Mevaluate, che è stato determinato secondo criteri sviluppati in collaborazione con il Ccasgo (Comitato di Coordinamento Alta Sorveglianza Grandi Opere). Poi c’è l’obiettivo di accrescere legalità e trasparenza di aziende ed enti, trasformando la reputazione in un asset che genera valore. Più in generale, si vogliono rendere gli spazi negoziali più trasparenti, sicuri, affidabili, aumentando il livello di fiducia diffuso: «In sostanza – sottolinea Marotti –, anche se la nostra attività si colloca nell’ambito della prevenzione rischi e sicurezza, quella che proponiamo è una rivoluzione culturale».

Il rating emesso si compone di cinque aree di sub-rating: penale, civile, fiscale, lavoro e impegno sociale, studi e formazione (solo per gli individui). Il punteggio massimo è A-A-A-100-100 (Z-Z-Z-0-0 il minimo) e viene calcolato da circa 450 algoritmi che si fondano sulle documentazioni, verificate dai consulenti reputazionali, che attestano le qualità del soggetto in ciascuna area di sub-rating.

Per richiedere un profilo reputazionale le persone fisiche pagano 80 euro, 150 euro le aziende, che possono rafforzare il loro rating estendendolo anche a figure apicali e strategiche dell’organizzazione, come manager o soci. I profili vanno a costituire una banca dati e chi è interessato ad accedervi paga le query (ricerche).

Ma ci sono meccanismi che redistribuiscono le royalty fra tutti quelli che cooperano all’interno del sistema ed è stata anche costituita l’associazione Mevaluate Onlus, che raggruppa sia i consulenti, sia i profilati, avendo come missione l’affermazione di ideali di giustizia e meritocrazia nella società. C’è una logica di reciprocità, e di community, che anima insomma l’intero progetto.

Il bando per la selezione dei consulenti (12mila) è stato lanciato in convenzione con Asso 231, l’associazione che riunisce gli attori del mondo 231. I primi rating reputazionali potrebbero cominciare a circolare forse già a novembre.

In Inghilterra, invece, attraverso il Consorzio Petras di cui fa parte Mevaluate Holding (che controlla Mevaluate Italia), il rating reputazionale Mevaluate è già attivo, anche se solo sul fronte della ricerca: rientra in un vasto progetto che sta esplorando questioni di reputazione, privacy, fiducia e sicurezza nell’ambito dell’universo ancora tutto da comprendere dell’”Internet delle cose”.

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